di padre Francesco Bamonte, icms
La Madonna, come la Chiesa ha sempre creduto e professato, fu vergine prima della nascita di Gesù, rimase vergine nel momento in cui lo partorì e conservò la sua verginità per tutto il resto della sua vita[1]. La tradizione ci consegna nell’iconografia mariana tale straordinario avvenimento con la rappresentazione di tre stelle che ornano il mantello della Madonna o di una stella sulla sua fronte e due sul suo mantello.
Maria non concepì per intervento umano, ma per opera dello Spirito Santo. E Gesù non fu generato da un padre umano. L’evangelista Luca afferma, riferendosi alla concezione verginale di Gesù in Maria: «Il figlio, come si credeva, di Giuseppe» (Lc 3, 23; cfr. Lc. 2, 23. 48).
Quando l’evangelista Matteo scrive: «prima che venissero a stare insieme» (Mt 1, 18) e, quando attesta «egli non la conobbe finché non ebbe partorito un figlio» (Mt 1, 25), non sta affermando che Giuseppe abbia avuto rapporti coniugali con Maria in seguito, ma solo che non vi furono prima del parto. La traduzione di Mt 1, 25 sarebbe quindi più precisa così: «senza che egli la conoscesse, ella partorì un figlio» (cfr. Gen. 8, 7; 2 Sam. 6, 23; Mt. 28, 20).
Il concepimento di Gesù nel grembo della Madre fu un evento miracoloso, soprannaturale, un’opera divina, che sorpassa ogni umana comprensione e possibilità.
Il modo in cui Maria partorì ebbe quindi un carattere straordinario.
In una catechesi tenuta durante una Udienza generale, il Papa San Giovanni Paolo II disse:
«La Chiesa ha costantemente ritenuto la verginità di Maria una verità di fede, cogliendo e approfondendo la testimonianza dei Vangeli di Luca, di Matteo e probabilmente, anche di Giovanni. Nell’episodio dell’Annunciazione, l’evangelista Luca chiama Maria “vergine”, riferendo sia della sua intenzione di perseverare nella verginità come del disegno divino che concilia tale proposito con la sua prodigiosa maternità. […] La struttura del testo lucano (cfr Lc 1,26-38; 2,19. 51) resiste ad ogni interpretazione riduttiva. La sua coerenza non permette di sostenere validamente mutilazioni dei termini o delle espressioni che affermano il concepimento verginale operato dallo Spirito Santo. L’evangelista Matteo, riferendo l’annuncio dell’angelo a Giuseppe, afferma al pari di Luca il concepimento operato dallo Spirito Santo (Mt 1,20) con esclusione di relazioni coniugali. La generazione verginale di Gesù, inoltre, è comunicata a Giuseppe in un secondo momento: non si tratta per lui di un invito a dare un assenso previo al concepimento del Figlio di Maria, frutto dell’intervento soprannaturale dello Spirito Santo e della cooperazione della sola madre. Egli è soltanto chiamato ad accettare liberamente il suo ruolo di sposo della Vergine e la missione paterna nei riguardi del bambino. Matteo presenta l’origine verginale di Gesù come compimento della profezia di Isaia: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1,23; cfr Is 7,14). In tal modo Matteo porta a concludere che il concepimento verginale è stato oggetto di riflessione nella prima comunità cristiana, che ne ha compreso la conformità al disegno divino di salvezza e il nesso con l’identità di Gesù, “Dio con noi”».[2]
Il valore della verginità
Nella storia di Israele la verginità era molto stimata prima del matrimonio come segno di preparazione ad esso (Gen 24, 16). Al momento del matrimonio la sposa doveva essere vergine. Il rapporto sessuale sanciva una sorta di matrimonio; il rapporto prematrimoniale era invece equiparato alla prostituzione. Inoltre, Israele apprezzava solo la maternità. Per le donne di Israele generare figli era la massima aspirazione e realizzazione, in quanto rappresentava il loro contributo al piano salvifico di Dio assegnato ad Adamo ed Eva, «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gen 1, 28), e ad Abramo grazie a una discendenza numerosa, così da formare un grande popolo dal quale doveva nascere il Messia futuro. Per tale motivo la sterilità e la mancanza di figli era stimata una vergogna, una sciagura, una maledizione, un “castigo” di Dio. Tutte le grandi donne di Israele poste a modello (Sara, Debora, Giuditta, Ester…) erano sposate o vedove. Dunque, la Madonna non aveva davanti a sé nessun modello di verginità permanente. Solo lo Spirito Santo può quindi averle suggerito una scelta così originale e averle dato la Grazia per seguirla. La verginità è un dono che lo Spirito Santo ha fatto a Maria, come le aveva fatto il dono di essere concepita immacolata.
Maria è piena di Grazia fin dal primo istante della sua esistenza, santa più di tutti i santi insieme. Se tanti di questi hanno fatto proposito di verginità per stare più uniti a Dio, come non pensare che Maria non li abbia preceduti?
Scrive Paolo VI:
«La scelta dello stato verginale da parte di Maria non fu un atto di chiusura ad alcuno dei valori dello stato matrimoniale, ma costituì una scelta coraggiosa compiuta per consacrarsitotalmente all’amore di Dio»[3].
Anche Cristo si consacrerà totalmente al Padre nella verginità. Lo seguirà uno stuolo di uomini e donne che, lungo i secoli, vivranno interamente consacrati a Dio, a imitazione Sua, come anche della Madre e di san Giuseppe.
Coloro che a imitazione di Gesù, Maria e Giuseppe, vogliono essere vergini, si consegnano totalmente a Dio, nel corpo e nell’anima. Consegnarsi a Dio con cuore indiviso costituisce l’elemento formale e intenzionale della verginità.
Vari mariologi e teologi motivano verginità e matrimonio in Maria e Giuseppe con questa spiegazione: se una ragazza avesse conosciuto un ragazzo con lo stesso proposito di verginità, il matrimonio avrebbe rappresentato una buona soluzione. Si evitavano ulteriori richieste e si rispettava la prescrizione ebraica di sposare un uomo della stessa tribù (cfr. Num 36, 6). Ed è esattamente quello che fecero Maria e Giuseppe. In alcuni gruppi giudeocristiani si sarebbe vissuto così fino al IV secolo. Questa soluzione fu menzionata anche da San Giovanni Paolo II nelle sue catechesi mariane.
Come fu miracoloso il concepimento, così fu anche il parto di Maria Santissima: ella, per intervento soprannaturale partorì il Figlio di Dio, rimanendo vergine. Gesù passò dal grembo della Madre senza ledere il suo corpo, come uscirà dal sepolcro senza rimuoverne la pietra ed entrerà nel Cenacolo a porte chiuse.
Per rappresentare il parto verginale di Maria è molto bello l’esempio dell’immagine del raggio di luce che passa attraverso il vetro senza lederlo in alcun modo. Ora, Gesù è la luce del mondo (cf Gv 9,5). Tale immagine è stata inserita nel primo Prefazio della Madonna che troviamo nel Messale Romano, mediante il quale la Chiesa così prega: «Sempre intatta nella sua gloria verginale ha irradiato sul mondo la luce eterna, Gesù Cristo nostro Signore».
Scrive René Laurentin:
«Il mistero della verginità nel parto ci ricorda delle verità misconosciute e tuttavia essenziali al mistero cristiano: il corpo è parte integrante dell’uomo, è salvato da Cristo, associato a tutto il compimento della salvezza, promesso a un destino eterno. Fin da quaggiù il corpo è raggiunto dall’opera della grazia, poiché gli impulsi della nuova creazione sono all’opera, e Dio non ha mancato di manifestare talvolta nel suo corpo dei segni in forma di miracoli: il camminare sulle acque, la trasfigurazione e, per finire, la risurrezione. La verginità integrale della Madre di Dio appartiene all’ordine di questi segni»[4].
Leggiamo da un sito teologico domenicano:
«Maria si accorse che anche il suo parto fu verginale, senza alcun spargimento di sangue e senza alcun dolore. Se vi fosse stato spargimento di sangue sarebbe rimasta contaminata, secondo la legge mosaica. Ora come poteva succedere che Colui che veniva nel mondo per purificare e santificare, come suo primo atto rendesse impura e contaminata, sia pure solo sotto il profilo rituale, la sua santissima Madre? La Madonna fu testimone di questo parto miracoloso, di cui si può scorgere qualche traccia in alcune versioni di Gv 1,13»[5].
San Giovanni Paolo II ribadisce la convinzione che la Madonna, per ispirazione dello Spirito Santo, abbia fatto un proposito di verginità. La Madonna, infatti, rimase vergine anche dopo la nascita di Gesù, per tutto il resto della sua vita. Ella si consacrò totalmente alla missione redentrice del Figlio:
«Le parole di Maria all’Angelo: “Come è possibile questo poiché non conosco uomo” (Lc 1,34) “mettono in evidenza sia l’attuale verginità di Maria sia il suo proposito di rimanere vergine. L’espressione da lei usata, con la forma verbale al presente, lascia trasparire la permanenza e la continuità del suo stato”»[6] … «In realtà il suo proposito di verginità la disponeva ad accogliere il volere divino “con tutto il suo io umano, femminile, ed in tale risposta di fede erano contenute una perfetta cooperazione con la grazia di Dio, che previene e soccorre, ed una perfetta disponibilità all’azione dello Spirito Santo”»[7].
E ancora il Papa così si è espresso:
«Si deve dunque ritenere che a guidare Maria verso l’ideale della verginità è stata un’ispirazione eccezionale di quello stesso Spirito Santo che, nel corso della storia della Chiesa, spingerà tante donne sulla via della consacrazione verginale. La presenza singolare della grazia, nella vita di Maria, porta a concludere per un impegno della giovane nella verginità. Colma di doni eccezionali del Signore dall’inizio della sua esistenza, ella è orientata ad una dedizione di tutta se stessa – anima e corpo – a Dio nell’offerta verginale»[8].
Citando il grande teologo di Colonia, maestro di San Tommaso d’Aquino, scrisse sant’Alfonso de’ Liguori ne Le glorie di Maria:
«Maria, afferma sant’Alberto Magno, “giustamente è chiamata Vergine delle vergini perché, offrendo per prima la sua verginità a Dio, gli ha procurato poi tutte le vergini che l’hanno imitata”, come aveva predetto Davide: “Con lei le vergini compagne a te sono condotte… nel palazzo del re” (Sal 44,15-16)».
Maria non ha avuto altri figli oltre Gesù
Il termine “primogenito”, dato a Gesù nel Vangelo di Luca: “Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito” (Lc 2,7), non indica che Maria abbia generato altri figli dopo Gesù, poiché nel giudaismo anche il figlio unico è designato con il nome di primogenito. Il titolo di primogenito portava con sé particolari diritti e doveri. Nella lettera agli Ebrei 1, 6, l’unico Figlio di Dio viene detto primogenito.
Quando la Sacra Scrittura parla di fratelli e sorelle di Gesù (cf. per esempio, Mt 12, 46; 13,55; Mc 6,3; Lc 8,20; Gv 2,12; At 1,14), si riferisce ai cugini. Il termine «fratello e sorella», nel linguaggio usato dagli ebrei contemporanei di Gesù, ha infatti un significato molto ampio: si riferisce ai fratelli e sorelle di sangue. Si riferisce ai cugini e ai congiunti a vario grado di parentela. Si riferisce infine anche ai membri di una tribù o di un clan, come vediamo nell’Antico Testamento.
Da notare poi che Gesù è indicato come il Figlio d Maria, con l’articolo (Mc 6,3). Si noti anche, che nell’episodio dello smarrimento e del ritrovamento nel tempio di Gesù adolescente da parte di Maria e Giuseppe, non si fa menzione di altri figli, e del resto Maria non avrebbe intrapreso il pellegrinaggio se avesse avuto dei bambini più piccoli.
Infine, il senso immediato delle parole: «Donna, ecco tuo figlio», «Ecco la tua madre» (Gv 19,26), che Gesù dalla croce rivolge a Maria e al discepolo prediletto, indica chiaramente che Maria non aveva altri figli oltre Gesù.
San Tommaso d’Aquino nell’articolo della Somma Teologica dedicato alla verginità perpetua di Maria dichiara:
«Senza alcuna esitazione dobbiamo condannare l’errore di Elvidio, il quale osò affermare che la madre di Cristo dopo il parto ebbe rapporti coniugali con Giuseppe e generò altri figli.
Primo, perché ciò deroga alla dignità di Cristo: il quale come per la natura divina è “l’Unigenito del Padre” (Gv. 1, 14), “quale suo Figlio assolutamente perfetto”, così conveniva che fosse anche l’unigenito della Madre, quale suo frutto perfettissimo.
Secondo, perché tale errore offende lo Spirito Santo, che nel seno della Vergine, divenuto suo santuario, formò la carne di Cristo: per cui non era decoroso che in seguito questo seno verginale fosse violato da rapporti coniugali.
Terzo, perché ciò compromette la dignità e la santità della Madre di Dio: la quale si sarebbe dimostrata sommamente ingrata se non si fosse accontentata di un Figlio così grande e se avesse voluto perdere spontaneamente con dei rapporti coniugali la verginità che un miracolo le aveva conservata.
Quarto, perché sarebbe da rimproverare a Giuseppe la massima presunzione se egli avesse tentato di profanare colei che aveva concepito Dio per opera dello Spirito Santo, come egli sapeva per rivelazione angelica.
Quindi dobbiamo affermare senza alcuna riserva che la Madre di Dio, come vergine concepì e vergine partorì, così anche dopo il parto rimase vergine per sempre»[9].
La Verginità perpetua di Maria è un dogma della Chiesa
La Verginità perpetua di Maria è stata definita dalla Chiesa in due Concili dogmatici: il Costantinopolitano II (553): «Prese carne dalla gloriosa Theotόkos e semprevergine Maria»; e il Lateranense, convocato da Papa Martino I (648): «Se qualcuno non confessa secondo i santi Padri che la santa e sempre vergine e immacolata Maria sia in senso proprio e secondo verità Madre di Dio, in quanto propriamente e veramente alla fine dei secoli ha concepito dallo Spirito Santo senza seme e partorito senza corruzione, permanendo anche dopo il parto la sua indissolubile verginità, lo stesso Dio Verbo, nato dal Padre prima di tutti i secoli, sia scomunicato» (Denz. 503).
Questa definizione è infallibile e irriformabile, poiché data l’intenzione espressa dal Papa e l’accettazione universale del Concilio, tale assunto risulta praticamente ecumenico.
Nella Professione di Fede[10] del Simbolo degli Apostoli (o Simbolo Apostolico) abbiamo la seguente formula: …ex Maria Virgine (…da Maria Vergine)[11].
E nella Professione di Fede del Simbolo Niceno-Costantinopolitano, abbiamo: …et incarnátus est de Spíritu Sancto ex Maria Vírgine (si è incarnato per opera dello Spirito Santo da Maria Vergine).
San Paolo VI, nel Credo del Popolo di Dio (29-6-1968) proclamò solennemente:
«Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre vergine, del Verbo Incarnato, il nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo»
Nella Costituzione Lumen Gentium del Concilio Vaticano II, viene menzionata la verginità nel parto e dopo il parto:
«Nella natività … la Madre di Dio mostrò lieta ai pastori e ai magi il Figlio suo primogenito, il quale non diminuì la sua verginale integrità ma la consacrò»[12].
(Maria dopo l’Ascensione) «Essendo piaciuto a Dio di non manifestare apertamente il mistero della salvezza umana prima di effondere lo Spirito promesso da Cristo, vediamo gli apostoli prima del giorno della Pentecoste “perseveranti d’un sol cuore nella preghiera con le donne e Maria madre di Gesù e i suoi fratelli” (At 1,14); e vediamo anche Maria implorare con le sue preghiere il dono dello Spirito che all’annunciazione, l’aveva presa sotto la sua ombra. Infine, la Vergine immacolata, preservata immune da ogni macchia di colpa originale finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell’universo per essere così più pienamente conforme al figlio suo, Signore dei signori (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte»[13].
La perpetua verginità di Maria e quindi una verità di fede definita, una verità che si comprende con la luce della fede che illumina la mente umana, e la Grazia che viene da Dio stesso.
Maria è sempre Vergine anche nelle Litanie Lauretane: «Nelle Litanie Lauretane, dopo l’invocazione Santa Dei Genetrix, ora pro nobis (Santa Madre di Dio, prega per noi), segue immediatamente l’invocazione Santa Virgo Virginum, ora pro nobis (Santa Vergine delle vergini prega per noi). Ciò è molto significativo: dopo il suo titolo fondamentale, che è alla base di tutti gli altri, cioè quello di Madre di Dio, compare immediatamente il titolo di Vergine delle vergini. Maria santissima è innanzitutto la Madre di Dio, e subito dopo è la Vergine delle vergini»[14].
Alcune questioni
Cosa vuol dire san Paolo quando afferma che Gesù è il primo di una moltitudine di figli?
Gesù è l’unico Figlio di Maria. Ma la maternità spirituale di Maria [Gv 19,26-27; Ap 12,17] si estende a tutti gli uomini che egli è venuto a salvare:
“Ella ha dato alla luce un Figlio, che Dio ha fatto “il primogenito di una moltitudine di fratelli” (Rm 8,29), cioè dei fedeli, e alla cui nascita e formazione ella coopera con amore di madre” [Lumen gentium, 63].
Cosa significa che Maria ebbe un parto indolore?
Per molti Padri, essendo stato divino il concepimento, il parto oltre ad essere verginale fu anche senza dolori. Essi affermano che, non avendo sperimentato il piacere sensuale nella concezione di Gesù, la Madonna non avrebbe subito nemmeno le pene del travaglio nel partorirlo. Tra i Padri che hanno insegnato esplicitamente il “parto indolore” della Vergine ricordiamo: sant’Efrem il Siro, san Zeno di Verona, san Massimo di Torino, sant’Agostino, san Proclo di Costantinopoli, Antipatro di Bostra, Procopio di Gaza, Venanzio Fortunato, san Germano di Costantinopoli, sant’Andrea di Creta, S. Gregorio di Nissa, san Giovanni Damasceno. Non si tratta di alcuni scrittori cristiani antichi, ma delle massime autorità della mariologia Patristica d’Oriente e d’Occidente.
San Gregorio di Nissa, facendo un’analogia fra Eva e Maria, dice che Eva, poiché con il peccato aveva introdotto la morte nel mondo, era conveniente, che la Madre della Vita, Maria Santissima, iniziasse a concepire con gioia e con gioia partorisse:
«La sua concezione non è avvenuta tramite il commercio sessuale … la sua nascita non ha conosciuto il dolore; il suo talamo è stata la potenza dell’Altissimo, la quale ha ricoperto quasi come una nube la verginità stessa; fiaccola nuziale era lo splendore dello Spirito Santo… »[15].
Così anche Sant’ Efrem, negli Inni sulla Beata Vergine, dice che Maria partorì, rimanendo vergine e senza sofferenze. Così per San Giovanni Damasceno non solo il concepimento, ma anche la nascita fu indolore:
«poiché come il piacere non la precedette, così la pena non la seguì»[16] .
Spiega un frate domenicano:
«Sull’assenza di dolore è eloquente l’evangelista san Luca quando dice che la Madonna ha fatto tutto da sola, ha partorito il bambino, l’ha avvolto in fasce e lo depose in una mangiatoia (cf. Lc 2,7). Maria al momento del parto sembra nel pieno vigore di se stessa, contrariamente allo spossamento che provano tutte le donne di questo mondo dopo un simile evento. E allora: se Dio l’aveva conservata vergine anche durante il parto per manifestare che era venuto per purificare e santificare, che senso avrebbe avuto perdere la verginità se non profanare un miracolo così portentoso e pieno di significato?»[17].
Osserva il Laurentin:
«Quanto al parto indolore, che la Tradizione afferma senza contestazione dal IV secolo, è abbastanza paradossale che si sia cominciato a contestarlo nel momento stesso in cui il progresso scientifico instaurava il “parto indolore” per tutte le donne. È strabiliante che certi teologi e predicatori abbiano cominciato a celebrare le sofferenze “crocifiggenti” di Maria alla nascita del Salvatore, nel momento in cui le cliniche ostetriche si applicano a denunciare i dolori del parto come un mito alienante e disumanizzante. Il segno del parto indolore attesta a suo modo che la verginità è spiritualizzazione dell’ordine della carne e che Maria è, sotto certi riguardi, donna esemplare, donna guida, laddove poteva sembrare donna di eccezione»[18].
Considerazioni finali sulle odierne eresie riguardo la verginità perpetua di Maria
Certamente Maria e Giuseppe sono andati oltre gli schemi culturali dell’epoca, ma non come alcuni teologi e teologhe cercano di insinuare, mettendo in dubbio quello che la Chiesa in 2000 anni di storia, illuminata dalla luce e dalla Grazia dello Spirito Santo, ha sempre creduto fissandolo anche in un dogma e cioè la Verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto. Chi non rende giustizia a Maria e Giuseppe sono proprio alcuni teologi e teologhe che sotto l’influsso di una società così erotizzata qual è quella attuale non è capace di concepire, né di credere che a Dio tutto è possibile e che Maria e Giuseppe sono vissuti insieme in perfetta castità, anche fisica. Costoro privi di umiltà e probabilmente di solida vita di preghiera, si uniscono ad altri eretici del passato. Affermare che i Vangeli non sono interessati alla vita sessuale di Maria e di Giuseppe e quindi non ci dicono nulla a riguardo è blasfemo perché insinua nel lettore il dubbio che forse essi non abbiano vissuto verginalmente. Nell’enciclica sullo Spirito Santo, Dominum et vivificantem, San Giovanni Paolo II scrisse: «il diavolo è il genio del sospetto». Chi insinua il dubbio sulla verginità di Maria e Giuseppe imita il diavolo. Il fatto che il sesso vissuto rettamente, secondo la volontà di Dio, rende gloria a Dio, non giustifica la diabolica insinuazione che forse Maria e Giuseppe hanno avuto rapporti sessuali. Assimilare poi la Madonna alle odierne femministe pure è blasfemo. La Madonna non ha pensato all’autodeterminazione personale o all’emancipazione affermata dal femminismo: la Madonna ha pensato solo ed esclusivamente ad accogliere perfettamente, pienamente, con amore e abbandono totale la volontà di Dio nella sua vita perché egli fosse glorificato. La Madonna fu certamente libera nel decidere di se stessa rispetto alla mentalità e alla cultura del tempo, ma ella aveva consegnato la sua libertà nelle mani di Dio con la consapevolezza che Dio ci dona la libertà per scegliere il bene, e quindi la Vergine Maria comprese che il suo bene e attraverso di lei il bene di tutta l’umanità era dare al mondo il Salvatore e vivere verginalmente il matrimonio con Giuseppe.
Questo perché:
«La sessualità, che nel matrimonio si esprime in maniera molto alta anche nel rapporto sessuale, tuttavia non si esaurisce in esso, né lo richiede se i due coniugi di comune accordo vi rinunciano. Diversamente dovremmo dire che il matrimonio tra la Madonna e san Giuseppe che aveva come fondamento la comune volontà di rimanere vergini non era un vero matrimonio. Il matrimonio è ordinato anche al mutuo aiuto e al perfezionamento dei coniugi che può essere realizzato di comune accordo anche con il proposito di verginità o di astensioni dai rapporti coniugali. Pertanto, il matrimonio della Madonna con San Giuseppe è stato un vero matrimonio, che ha portato i due sposi ad una castissima dedizione vicendevole e ad un amore reciproco del tutto puro, santo e sempre santificante»[19] .
Ricordiamo, infine, come tanti santi hanno creduto fermamente che la beata Vergine, con il solo farsi vedere infondeva a tutti pensieri e desideri di purezza. San Tommaso conferma dicendo: «La bellezza della beata Vergine spingeva alla castità quanti la guardavano». E san Girolamo dice che san Giuseppe si mantenne vergine per la compagnia di Maria. Scriveva infatti, contro l’eretico Elvidio che negava la verginità di Maria:
«Tu dici che Maria non sia rimasta vergine; io invece sostengo che anche Giuseppe rimase vergine grazie a Maria». La bellezza della Madonna è quindi non solo una bellezza che suscita il fascino e il desiderio della purezza del corpo e dell’anima, ma che la favorisce. Pertanto, il semplice fedele cristiano, come anche il consacrato o la consacrata nella vita religiosa o il sacerdote che vive continuamente accanto alla Madonna, in stretta unione con lei, ottiene la Grazia di vivere perfettamente la bellezza della castità cristiana, come San Giuseppe accanto alla Madonna.
Ha scritto in proposito P. Roberto Coggi: «Questo matrimonio verginale, che è quello che costituisce la Sacra Famiglia, non può non essere il modello di tutti i matrimoni e di tutte le famiglie. Non ovviamente nel senso che in tutte le famiglie si debba praticare la continenza totale, ma certamente nel senso che si deve praticare la castità coniugale, cioè l’osservanza della legge di Dio. La verginità di Maria ha quindi molto da dire al nostro tempo: è un richiamo alla virtù della castità, sia nella forma della consacrazione verginale, sia nella forma della castità matrimoniale»[20].
E si noti ancora: in tutti e tre i membri della Sacra Famiglia, Gesù Maria e Giuseppe, risplende la castità verginale. Si può rimanere indifferenti di fronte a un segno così eloquente?
Vorrei, infine, concludere con la riflessione di Don Gabriele Amorth, esorcista e mariologo:
«È necessario esaltare la verginità in questo mondo in cui sembra così bistrattata, con la conseguenza che non solo soffriamo di un pauroso calo di vocazioni, ma che l’unità della famiglia è troppo spesso distrutta. Sembra di vivere in un mondo così sporco, così immerso nel sesso e nella violenza, che il vizio gira a testa alta per le nostre strade, spesso difeso da leggi permissive, mentre sembra che la virtù debba nascondersi vergognosa. Ma il giudizio di Dio e il bene della società volgono in senso del tutto opposto»[21].
[1] Paolo VI nell’Esortazione apostolica Signum Magnum (13-5-1967), n. 11, dice che Maria è «rimasta Vergine nel parto e dopo il parto, come sempre ha creduto e professato la Chiesa Cattolica». E nella Professio fidei, n. 14, afferma: «Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo».
[2] Udienza generale, 11 luglio 1996.
[3] San Paolo VI, Marialis cultus, n. 37.
[4] René Laurentin, La Vergine Maria, Edizioni Paoline, Roma 1984, p. 301.
[5] https://www.amicidomenicani.it/era-proprio-necessario-che-maria-santissima-una-volta-sposata-rimanesse-vergine/
[6] Redemptoris Mater, n. 13.
[7] San Giovanni Paolo II, Udienza generale, 24 luglio 1996.
[8] San Giovanni Paolo II, Udienza generale, 24 luglio 1996.
[9] San Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, III, q. 28, a.3.
[10] Nel corso dei secoli si sono avute numerose professioni o simboli della fede, in risposta ai bisogni delle diverse epoche: i Simboli delle varie Chiese apostoliche e antiche, il Simbolo «Quicumque», detto di sant’Atanasio, le professioni di fede di certi Concili (di Toledo; Lateranense; di Lione; di Trento), o di alcuni Sommi Pontefici, come: la «fides Damasi» o «Il Credo del popolo di Dio» di Paolo VI (1968). (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 192).
[11] «Il Simbolo degli Apostoli [è] così chiamato perché a buon diritto è ritenuto il riassunto fedele della fede degli Apostoli. È l’antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma. La sua grande autorità gli deriva da questo fatto» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n.194)
[12] Lumen Gentium, n. 57.
[13] Ivi, n. 59.
[14] Roberto Coggi, O.P., La Beata Vergine, Trattato di Mariologia, Edizioni studio Domenicano, Bologna, 2004, pag. 137.
[15] San Gregorio di Nissa, In Cantica canticorum, sermo 13 in PG 44, 1053. Vedi anche Idem, In Christi resurrectionem, oratio 1 in PG 46, 604.
[16] San Giovanni Damasceno, De Fide orthodoxa, libro 4, cap. 14 in EM 1920. Questo certamente non significa che il dolore del parto sia da considerare quasi una conseguenza del piacere legato all’uso corretto della sessualità.
[17] https://www.amicidomenicani.it/era-proprio-necessario-che-maria-santissima-una-volta-sposata-rimanesse-vergine/
[18] La Vergine Maria, Edizioni Paoline, Roma 1984, p. 301.
[19] https://www.amicidomenicani.it/era-proprio-necessario-che-maria-santissima-una-volta-sposata-rimanesse-vergine/
[20] Roberto Coggi, O.P., La Beata Vergine, Trattato di Mariologia, Edizioni studio Domenicano, Bologna, 2004, pag. 156-157.
[21] Gabriele Amorth, Il Vangelo di Maria, Edizioni San Paolo, 2012, pag. 19.